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Abisso Però Prometteva Bene

L’ Abisso “Però Prometteva Bene” fa parte del complesso carsico del Monte Cucco di Pozze, sull’Altopiano dei Sette Comuni, che comprende l’Abisso del Nido, l’Abisso della Pernice Bianca, l’Abisso del Monte Cucco di Pozze e l’Abisso Busecca.
Partendo da Malga Pozze si segue una vecchia strada militare chppb - ingresso - morenoe costeggia i resti di una serie di baraccamenti della Grande Guerra e, raggiunta la base del Monte Cucco, si sale ulteriormente seguendo tracce di sentiero finché si intravedono nuovamente dei ruderi militari con la partenza di una trincea, la si segue verso Sud fino a incontrare l’apertura di una piccola galleria artificiale atta a baraccamento o deposito.
Al suo interno ha inizio la nostra grotta, attraverso uno stretto passaggio, scavato inseguendo una forte corrente d’aria.
Superato il cunicolo artificiale si sbuca su di un pozzetto di 8 metri di profondità, che scampana e alla sua base è presente una marmitta di tre metri di diametro.
Prima di toccar la base del pozzo si imbocca una galleria in diaclasi impostata lungo una frattura che sprofonda in un pozzo-cascata di venti metri.
La base del pozzo si perde in frana, molto lo stillicidio e molta l’aria, ma le prime esplorazioni compiute alla fine degli anni 80 terminano qui, a circa 50 metri di profondità, data la mancanza di mezzi atti a continuare l’esplorazione.
La memoria di Flaviano Masetto gli fa tornar in mente quella grotta in dolomia che tirava tanta aria e fu così che a fine luglio 2009, dopo una faticosa ricerca in mezzo a fitti mughi, vede il ritorno del gruppo in questa cavità.
Le prime uscite di scavo nella frana del fondo, nonostante la gran quantità d’aria, non hanno dato il risultato sperato, se non ché nell’estate 2010 alla fatidica esclamazione: “Questa è l’ultima volta, poi chiudiamo il cantiere…” l’Abisso ha cominciato a concedersi.
Si apre così un pozzo decisamente grande, il TriTituli, profondo 45 metri che sembrava chiudere in frana e dove l’aria spira in modo contrario al resto della grotta, infatti qui soffia.
Questo pozzo, dopo una decina di metri, ha intercettato una frattura creando un’ampia cengia e un meandro semi occluso da materiale di crollo che vedremo in seguito.
Un fortunato lancio di sassi, tra la frana del fondo del TriTituli, fà sperare in una prosecuzione e ripartono un’altra volta gli scavi con l’apertura di un passaggio sulla sommità di un pozzo di una decina di metri dedicato a Monica, la fortunata lanciatrice di sassi.
ppb - ramo elastico - igorSuccessivamente incontriamo un ulteriore pozzo, il Tremors, dalla cui base si può notare come in realtà tale pozzo sia l’unione di due pozzi intersecati.
Il fondo del Tremors impegna ancora molte forze, infatti è nuovamente una frana ad ostacolarci e sempre crescente è il dubbio che il pavimento ceda sotto i piedi.
Finalmente viene aperto l’ingresso di un piccolo meandro in discesa e un paio di metri più in là, il nero.
Conclusi gli scavi e messa in sicurezza o quasi, la frana (chiamata “Adrenalina”) la via si sdoppia e qui si decide di seguire quella che sembra la via “principale” infatti, superato un salto di una quindicina di metri si trova un pozzo a candela, ampio, del quale non si vede il soffitto.
Una quarantina di metri più in basso si incontra una nuova frana, che questa volta viene superata abbastanza facilmente e si riesce a penetrare in una serie di pozzetti non molto profondi ma con le pareti potentemente corrose dall’acqua che in periodi di morbida genera copiose cascatelle.
A fine 2010, le esplorazioni si concludono in una saletta, detta Sala del Tapiro, dalla base perfettamente piatta e battuta al centro da un ampio stillicidio.
Le esplorazioni riprendono ai primi di giugno 2011, la saletta infatti prPerò Prometteva Bene - Pozzo Parcogiochiesenta una fessura impostata su di una frattura che, dopo un deciso lavoro di disostruzione, dà accesso a un saltino da 7/8 metri, chiamato Pozzo del Quorum, di lì si perde ancora qualche metro di dislivello tra una moltitudine di lame di roccia fino a uno slargo tagliato in due dal solco di erosione scavato dall’ azione dell’acqua sulla frattura precedente.
Davanti a noi un nero spaventoso e un freddo pungente.
Scendiamo su una cengia qualche metro più in basso e poi il pozzo, ampio, di almeno una decina di metri di diametro; nero guardando il soffitto e altrettanto nero sotto di noi. Bagnati fradici aspettiamo notizie da chi in basso sta armando; finiamo le corde su di un altro cengione, 50 metri più giù, e sotto i nostri piedi il pozzo sprofonda per almeno altri 30 metri.
La volta successiva viene ridisceso il pozzone, chiamato “Voglia di Cabernet”, fino a raggiungere il fondo che si presenta piatto e pulito dai sassi; sul fianco parte un piccolo meandro molto stretto che, senza disostruire, per ora si riesce a percorrere per una quindicina di metri; sul pavimento del pozzo, circa al centro, si apre uno sprofondo che viene sceso in libera per una ventina di metri, e poi una sequenza: meandrino, piccolo salto, saletta di crollo, chiamata Kinder, e ancora passaggio in frana, saletta e pozzetto da 10 metri.
L’esplorazione non è per niente finita ma l’attuale fondo ora è a circa -400 metri.
Tornando alla diramazione sotto Adrenalina nella seconda via, quella che era stata considerata “secondaria”, superiamo una strettoia oltre la quale sbuchiamo su di una cengia che si protende su di un grande pozzo-cascata, di ampie dimensioni, il pozzo dei Pugliesi, profondo circa 120 metri, e con il pavimento formato da grandi massi di crollo.
sala tapiroGuardando verso l’alto ci si rende conto che nella sala base convergono un insieme di più pozzi i cui soffitti sembrano perdersi nel nulla.
Abbiamo la netta sensazione di essere penetrati in un grande complesso con moltissime possibilità di prosecuzione.
Scavando nella frana è stato possibile sbucare in un altro paio di pozzetti di 5/7 metri, seguiti da un meandro fossile (forse il primo in tutta la grotta), lungo una decina di metri, il quale sbuca in una piccola sala dove si incontra un bivio e qui entrambe le gallerie sono percorse da una forte corrente d’aria gelida aspirante.
Manca ancora di descrivere una (una?) prosecuzione possibile, sulla cengia del pozzo TriTituli, dove, con un paio di uscite e parecchie ore di scavo per allargare una difficile strettoia ora chiamata Meandro del Cuore è stato possibile calare in una serie di pozzi che sprofondano per una sessantina di metri e danno su di una sala di 10 x 15 metri con il pavimento formato da un ammasso di pietre e massi asciutti e cementati tra loro.
Qui la grotta purtroppo sembra tappare a mo di “pentolone” senza speranze visibili di prosecuzione.
Certamente sarà necessario risalire molti camini che mostrano anche diverse finestre promettenti.
Tutto questo lavoro è stato possibile anche grazie alla collaborazione attiva di alcuni amici dei Gruppi Grotte di Valdagno, “Trevisiol” Vicenza, Geo Cai Bassano e agli amici del gruppo Pugliese.
La grotta, che aveva riservato una cocente delusione ai primi esploratori, si sta ora rivelando un abisso veramente promettente sfatando così il nome che le era stato affibbiato.

[Marco Boarin]

Malga PozzeGruppo

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